BICIDINVERNO: L’ISOLA DI S. LAZZARO DEGLI ARMENI

DOMENICA 18 GENNAIO 2015

Referente Giuliana Armani

aperta a tutti

Ritrovo a P.le Roma alle ore 14.00

Trasferimento in battello ACTV (munirsi di biglietti)

Visita giudata alle ore 15.30

Rientro in battello alle ore 17.35

Arrivo a P.le Roma alle ore 17.45

ISCRIZIONI IN SEDE :

- SOCI €4,00

- NON SOCI €6,00

ORARI DI SEGRETERIA:

- martedì 15.30 – 17.30

- giovedì 17.30 – 19.30

- venerdì 15.30 – 17.30

Descrizione e cenni storici dell’Isola di S.Lazzaro degli Armeni:

Si trova nella laguna centrale, a ridosso del Lido, a circa due chilometri da Venezia. Ha una superficie di circa tre ettari. Presenta una cavana sul lato sud-ovest. La struttura originaria, caratteristica del convento qui posto al centro dell’isola, è ben conservata con il suo tipico campanile a cuspide e il muro perimetrale interrotto da balaustre colonnate. Le prime notizie risalgono al 1182, anno in cui il veneziano Leone Paolini ottenne in dono l’isola dall’abate Uberto di Sant’Ilario (IX secolo, sede dei benedettini di Sant’Ilario).

Leone Paolini vi costruì una chiesa, dedicata all’inizio a San Leone Papa, e un ospizio per pellegrini che in breve divenne asilo per i contagiati di lebbra (XII secolo, casa dei lebbrosi).

L’isolotto, trovandosi ad una certa distanza dalle isole principali che formano il centro storico di Venezia, era nella posizione ideale per lo stazionamento in quarantena e fu perciò usato dal XII secolo come lebbrosario (lazzaretto), ricevendo il relativo nome da San Lazzaro mendicante, patrono dei lebbrosi.

La storia dell’isola si intreccia con quella del popolo armeno a partire dal 1717. Fu in quell’anno che l’isola venne donata in perpetuo dal Senato della Repubblica agli Armeni seguaci di Mechitar, ovvero Manug di Pietro, detto il Consolatore. Costui, ordinato sacerdote a vent’anni, si era trasferito a Costantinopoli dove esercitava le arti della stampa e della rilegatura. Oggi si ammirano il chiostro porticato del convento ottocentesco e la chiesa d’impianto gotico risalente al XIV secolo; all’interno opere di Franceso Maggiotto e di Franceso Zugno della scuola del Tiepolo. Il refettorio del 1739 conserva pitture di Palma il Giovane, di Longetti e di Gaspare Diziani.

Curiosità

. L’isola di San Lazzaro è definita “l’Armenia in miniatura”, viste le dimensioni del territorio.

. Un fatto curioso, che lega Venezia alla cultura armena, è che tutt’oggi nel veneto veneziano l’albicocca è chiamata armełín ovvero “[frutto] armeno”; il nome scientifico dell’albero è difatti armeniaca, a causa del tradizionale luogo d’origine dalla pianta.

. Khatchkar è una parola armena, che significa “croce di pietra”. Nell’isola di San Lazzaro è visibile un autentico khatchkar del XIII secolo. Fu un regalo della Repubblica Armena al Veneto, in ricordo dei legami tra Armenia e Venezia e come segno di speranza per il futuro.

. I monaci dell’Isola di San Lazzaro coltivano nel giardino del convento molti rosai, che vengono utilizzati per produrre la vartanush, una marmellata di petali di rosa.

. L’isola ha, inoltre, una lunga tradizione di ospitalità agli eruditi e agli allievi dell’Armenia, fra i quali anche Lord Byron, che ha studiato l’armeno lì nel 1816.

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